Dal caos alla libertà di essere il cambiamento

On Feb 16, 2017

Intervista a Lavinia Longhetto, in occasione della collaborazione con Zona Franca per l’ideazione del ciclo di 5 incontri “Tra realtà e illusione”.

CASO // MERITO – scintille in fusione tra loro
CONFUSIONE// ANARCHIA – dal caos alla libertà di essere il cambiamento
PRESENZA// ASSENZA – realtà in divenire
LUCE// ABISSO – emozioni a colori
SIMILE// OPPOSTO – unici e uniti

Scintille in fusione tra loro. Occasioni per dare voce alla propria bellezza creativa. –

# Uno dei laboratori mette sul piatto i termini “caso” e “merito”. Lavinia, come artista e pittrice, vorrei sapere da te cosa ti affascina nell’approcciarti all’idea di usare macchie di colore distribuite in modo libero, su un supporto trattato secondo il modello Rorschach. Quindi piegato a metà, così ottenendo un’immagine particolare. Dopo questo passaggio, come sai, il procedimento continua tramite interventi di ritocco personali. La prima parte è quindi attinente al “caso” e la seconda invece al “merito”. In particolare, Lavinia, cosa trovi di interessante riguardo a questa proposta che passa da un esito artistico casuale all’apposizione libera di tratti sul supporto?
@ Mi piace che si ottenga un effetto immediato, creato senza volontà. Partendo da masse di colore fatte cadere sul supporto in modo sparso, a portare un esito non pilotato dalla nostra mente, quindi casuale. La fase di piegatura stimola la tattilità, come pure l’olfatto che recepisce l’odore del colore e infine si giunge alla vista. In poche mosse da una scintilla istintiva, casuale, non-decisa, libera, imperfetta, autentica e senza regole… Dal momento in cui il foglio viene riaperto si assiste alla nascita di un’altra immagine, delle macchie saranno diventate un’altra “cosa”.

# Nella fase “merito”, che segue quanto hai appena spiegato, si diventa protagonisti attivi, non più solo fautori di un effetto casuale. Cosa potrà essere per te quindi questo passaggio?
@ Certamente l’idea di poter riprendere il controllo della situazione mi piace. L’esito della specularità che ha preceduto il fattore “merito”, lascia spazio a interventi con tocchi personali. Questo passaggio credo si possa descrivere come l’apertura di un varco tra quello che siamo noi e l’immagine proiettata all’esterno.

# Con quale spirito pensi affronterai l’espressione della tua creatività in funzione di apprezzamento del merito?
@ Positivamente, poiché prendo decisioni mie. Consapevole però che questo intervento fa perdere la fresca autenticità data dall’esito casuale. Acquisendo tuttavia in consapevolezza e maturità. Decidendo con responsabilità per quanto seguirà al caso.

– Macchie a dar forma al nuovo. Dal caos alla libertà di essere il cambiamento. –

# – Parlando dell’incontro “confusione anarchia”, ti chiedo Lavinia, per te artista, cosa c’è di seduttivo nel creare un’opera partendo da macchie distribuite confusamente?
@ – Trovo affascinante poter lanciare delle macchie di colore, libera dal giudizio. Creare delle macchie non è come rappresentare un segno o un’immagine mentale.

# – Trovi che comunque si andrebbe a creare un forma di ordine?
@ Credo di sì, ma mutevole, dal momento che la disposizione delle tracce di colore sarà influenzata da vari fattori (es. tipo, verso e inclinazione del supporto) che daranno vita ad un nuovo “disordine”.
La macchia tuttavia in principio partirà da una forma simil-sferica, per lo schizzo in sé. Assumendo quindi un ordine di base, all’interno di una forma spontanea.
Si costituisce comunque un ordine, generalmente sottovalutato anche dagli artisti stessi, che c’è ma non si vede. Rappresentando quindi un sistema unico.

# – Credi che persone come te, per esperienza e competenza artistiche, riescano facilmente a spargere su un supporto macchie in confusione o l’avere un proprio stile e l’abitudine ad applicarsi nell’arte può essere un limite?
@ – Penso sia possibile, ma l’apertura o chiusura mentale e la componente di istintività della persona possono fare la differenza.
Considera che nel campo in cui sono specializzata che è l’incisione, l’istinto trova un ruolo molto marginale, poiché serve essere molto pignoli ed dare ampio spazio alla chimica.

# – Passiamo al concetto di anarchia, nel nostro progetto la esprimeremo passando a tutti il foglio di ciascuno. Il primo passaggio di “confusione” sarà trasformato dagli altri del gruppo. Cosa ne pensi della possibilità di poter così intervenire con dei tocchi personali sulle creazioni originarie degli altri componenti?
@ – E’ una sfida che contiene la difficoltà della fiducia verso sé e gli altri. La diversità di scenari con cui ci si va ad approcciare è affascinante. Sono molto curiosa poiché immagino già che la prima parte dedicata al concetto di “confusione” farà da specchio alle personalità individuali. Credo lo dimostreranno le macchie stesse, sono certa che non si somiglieranno tra loro né per forma e né per stile.

# – Cosa credi sarà rappresenterà per te poter dare il tuo apporto su elaborati altrui?
@ – Sento un misto di fascino e paura. Penso alla reazione che la prima persona avrà quando vedrà l’esito finale del passaggio mio e di tutti gli altri sul suo elaborato.

– Taglia e incolla di realtà in divenire. Forme nuove e capienze libere vanno in scena. –

# Siamo al tema “presenza assenza”. La base artistica sarà la tecnica collage, dove i tagli di alcune aree possono venire o meno incollati altrove. Ma con la conseguenza comunque della creazione di vuoti, assenze, nuove capienze…
Come artista come pensi che ti ritroverai nel relazionarti con il concetto della presenza, il materiale originale originario, la possibilità di spostare parte di questo, tagliando e creando possibili presenze altrove, di conseguenza lasciando dei vuoti, dell’assenze, ad evidenza di qualcosa che non c’è più?
@ La tecnica a collage rientra a pieno titolo tra quelle con cui mi relaziono spesso nel mio lavoro di artista. La trovo molto personale e sollecita proprio la mia sensibilità circa il senso di presenza  e assenza. Questo laboratorio potrebbe farmi scavare interiormente, oltreché fisicamente sul materiale. Di fatto potrei modificare l’elaborato all’infinito, creando relazioni tra i vari pezzi, come un puzzle. Il binomio “presenza assenza” può essere inoltre una palestra per il mio equilibrio creativo-espressivo. Mi pare che potrei entrare in un castello, con tante stanze, dove finestre potrebbe entrare luce.

# Quindi tu a questi vuoti non associ il nulla, bensì varchi di luce?
@ Esatto! Credo possano essere portatori di positività, di nuova creatività, stimolo all’esplorazione. Intendendo con questo sia l’esplorazione dell’elaborato che della mia stessa persona.

– Cromie accese e toni cupi per illuminare emozioni e strategie di vita quotidiana. –

# Lavinia parliamo dell’incontro a tema “luce abisso”, introdotto da una lettura che toccherà questi temi come invito all’introspezione. Vorrei sapere cosa s’immagina di provare un’artista come te, dal momento che ti verrà data la possibilità di esprimere le tue emozioni riferite al tema “luce”, attraverso i colori chiari e caldi, contrapponendo la rappresentazione delle emozioni riferibili all’“abisso”, con colori freddi e scuri.
@ L’avverto come una sfida nella quale, anche se già abituata, trovo ancora del fascino. Utilizzare delle cromie in base a delle emozioni è meraviglioso e fa parte di me e questo è il bello! Il fatto che ogni colore o un insieme di colori faccia da specchio alle mie emozioni è stupendo! Certamente non solo per me che vivo l’arte quotidianamente, ma  per tutte le persone. Sarà una visione di mondi individuali.

# Potremmo dire che ci regaleresti così una foto di un certo momento del tuo mondo emotivo?
@ Sì! Lo trovo un modo di esprimersi che trasmette il vissuto mio e di ognuno. Rendendo in parte la sensazione di come le persone decidono di reagire di fronte alle proprie vicissitudini. Ad esempio i colori freddi, definibili anche “più crudi”, potranno esprimere per analogia la crudezza della realtà, lasciando trasparire l’interiorità delle persone.

– Ognuno come qualcuno, uguale a nessuno. Tracce di dialogo fra persone uniche. –

# Con il binomio “simile opposto”, a chiusura di un percorso collettivo, viene proposto un altro lavoro di gruppo. L’obiettivo è portare l’attenzione sul tipo di relazioni che si è sentito di aver instaurato con il resto delle persone. Le modalità di ascolto e dialogo attuate precedentemente avranno fornito opportunità per apprezzare, almeno in piccola parte, quanto ci si senta simili, diversi se non anche opposti rispetto agli altri componenti del gruppo. Questo laboratorio vuole creare comunque un dialogo, anche con chi viene percepito differente da sé, sebbene in realtà si sia tutti unici rispetto agli altri. E’ proprio una proposta di comunicazione, dove si potrà dialogare con tutto il gruppo secondo un uso istintivo di linee. Un linguaggio che potrebbe dirsi iconico e primitivo. Successivamente ognuno potrà lasciare un segno per gli altri.
Lavinia, nella tua carriera di artista hai già fatto simili esperienze?
@ Questo che io definirei un “telefono senza fili” è una proposta nuova per me, peraltro molto affascinante. Penso che da un punto vista grafico sia prevedibile una produzione di segni unici tra loro a seconda del destinatario di questa speciale comunicazione. Scelte di forme e di colore possono inoltre mettere in evidenza similitudini e contrasti. Credo che gli esiti di tali passaggi faranno emergere le molteplici unicità.

# Cosa ti piace all’idea di comunicare con delle linee, al di fuori delle interpretazioni secondo  gli usi codificati?
@ Penso sia qualcosa di molto particolare. Per scriverci e parlare normalmente usiamo le parole. Quindi comunicare con dei segni grafici trasmette messaggi essenziali e concentrati, la cui interpretazione è personale e mediata dalle sensazioni. Inoltre credo sia una pratica simpatica e divertente. Forse non si comprenderanno esattamente i messaggi delle altre persone, ma si potrà vedere qualcosa che potrebbe somigliare a un reticolo di comunicazioni della nostra società, non udibile, ma visibile. Le sensazioni che deriveranno dagli intrecci di linee e i colori parleranno comunque…

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